venerdì 21 gennaio 2022

anche per Sabato 06/08/2022 - Sabato 22 /01/2022. Shabbat Shalom שבת שלום -


Ogni tanto si riesce a scrivere col cuore. E accade miracolo della letteratura: le parole colpiscono nel
segno. Trasmettono idee, immagini, emozioni che toccano, che entrano nel cuore altrui, e lì
agiscono; scatenando a loro volta idee, immagini, sentimenti, emozioni. È accaduto questo raro,
insondabile miracolo nel breve saggio L'ebraismo spiegato ai miei figli di Elena Loewenthal
(Bompiani). Che "non è un'introduzione all'ebraismo ( ) sono parole sparpagliate fra la testa e cuore,
fra gli occhi del corpo e quelli della mente, come si direbbe in ebraico" confida la scrittrice torinese
madre di tre figli, di 18, 12 e 11 anni. E queste parole sparpagliate ci guidano nel viaggio, da Abramo
ai nostri giorni, di quel popolo numericamente insignificante, ma reso compatto da un senso di
appartenenza alla propria storia che non ha uguali. Una delle immagini che meglio rendono la
continuità ebraica è quella della catena: "una catena in cui ognuno di noi non è altro che un piccolo
anello. Senza il quale però la catena si spezza". Non per nulla il termine ebraico toledot, che
generalmente si traduce come "storia", vuole anche dire "generazioni", anelli di una catena
alimentata dalla tradizione. Tante tappe di questo cammino. Alcune raggianti, lievi e fresche come la
brezza del mattino: come la parola cherut, che significa libertà, ma anche "incise" come le lettere e le
parole delle Tavole della Legge incise sulla pietra; come come la benedizione, l'essenza della
preghiera ebraica, di cui una delle più belle è "Benedetto il Signore che ha fatto il mondo vario!", che
l'ebreo osservante è tenuto a recitare di fronte a fatti che non riesce a comprendere; come il tipico,
significativo saluto, Lechayim, Alla vita!; come la tintinnante parola shalshelet che significa catena,
appunto, pregna del senso di responsabilità personale di ogni azione dell'ebreo: perché "ogni azione
può avvicinare o allontanare l'ora della venuta del Messia". Altre tappe tristi, cupe: l'esilio Babilonese.
La Diaspora. Poi, una punta senza uguali, terribilmente tragica: la Shoah. Poi il progetto gioioso dei
sionisti di fine Ottocento - il ritorno a Gerusalemme per essere un popolo come gli altri, con un
territorio su cui esercitare la propria sovranità - diventato una realtà. Che spalanca però le porte
all'ultima tragedia. Nel 1948 l'Onu prese quella Palestina che per secoli era stata dominio turco e poi,
dopo la prima guerra mondiale, mandato britannico, e la spartì in due: un pezzo agli ebrei, un pezzo
agli arabi. Ma non se ne fece nulla e quel giorno nacque il conflitto arabo-israeliano. Un nuovo orrore,
per dire il quale anche a Elena Loewenthal ancora mancano le parole. 


ELENA LOEWENTHAL ènata a Torino nel 1960. Lavora da anni su testi della tradizione ebraica. Ha pubblicato: per Frassinelli
Figli di Sara e Abramo, Lo strappo dell'anima; per Adelphi Le leggende degli ebrei; per Baldini &
Castoldi Buon appetito Elia. Manuale di cucina ebraica, Enciclopedia della risata ebraica; per Idealibri
Ebraismo, le grandi religioni. Nel '97 ha vinto il premio Andersen con I bottoni del signor Montefiore e
altre storie ebraiche (Einaudi). Collabora con La Stampa. Sacerdoti del mondo 


Incontro con Elena Loewenthal 

Che cosa significa per gli ebrei d'oggi essere parte "popolo eletto"? Nel tuo libro scrivi
che il termine ebreo, ivrì,"colui che sta dall'altra parte", appioppato per primo ad Abramo, getta luce
su questa elezione "Come spiego appunto in quelle poche pagine, Abramo è colui che parte verso un
al di là della storia: recide gli idoli, copre una lunga distanza, è solo nella sua impresa di Con lui
nasce quell'attitudine ebraica a trovarsi, volenti nolenti, dall'altra parte dell'identità altrui. Il popolo
ebraico è "eletto" non certo perché si senta superiore agli più vicino a Dio. L'elezione di Israele è una
specie di lavoro: non significa godere di più diritti degli altri, bensì l'essere stati scelti come sacerdoti
dell'umanità". In cosa consiste questo compito sacerdotale dell'ebreo? "Nel coltivare la Torah e la
siepe che sta intorno ad essa, con le opere e le parole. Osservando i precetti, rispettando per intero
la legge biblica, studiando la Bibbia, ripetendola e cercando ciò che racchiude nel senso implicito.
Fare da sacerdoti nel mondo è il lavoro specifico dell'ebreo, mentre altri invece coltivano la terra,
confezionano abiti, portano l'acqua, studiano ". "Scegli la vita!" è il filo conduttore dell'elaborazione
ebraica fin dai tempi biblici. Come si è realizzata questa scelta nella vita degli ebrei? "Così, appunto,
scegliendo la vita, scegliendo di sopravvivere piuttosto che rinunciare, vivendo con l'imperativo della
trasmissione, della fede e della vita. "Scegli la vita!" è il precetto fondamentale dell'ebraismo che va
preso alla lettera, tale qual è. Se non altro per obbedienza a Dio, dunque, gli ebrei sono
sopravvissuti". La Terra Promessa, da Abramo a Mosè in poi, ha avuto alcune caratteristiche: che
era sì promessa dall'Altissimo, ma era già occupata da altri; implicava lotta per la sopravvivenza o
per la conquista o per la fatica del vivere fianco a fianco ad
altri popoli; poi oggi c'era domani non c'era più. Che significato ha per te la Terra Promessa? "Per me
significa sapere di avere un luogo che mi appartiene e cui appartengo, è un polo della mia identità. È
rifugio e concretezza della propria storia. Fa parte della mia dimensione dell'identità ebraica". E la
domanda corre inevitabilmente alla situazione odierna. Pare di essere alquanto lontani da una
soluzione pacifica della situazione che si è creata fra palestinesi e israeliani. In cosa riponi la
speranza che ciò accada? "Non sono un politico né un profeta. La speranza sta nel reciproco
riconoscimento. Non c'è alternativa alla convivenza ". Meir Shalev afferma che prima o poi si arriverà
alla pace in Medio Oriente perché palestinesi e israeliani sono fondamentalmente simili, e che ogni
giorno diventano ancora più simili. Tanto che secondo lui, quando la pace sarà più vicina, si diranno
a vicenda: "Chissà che cosa avevamo tanto da litigare ".Tu condividi questa visione? In cosa vedi
questa similitudine? "La similitudine è il frutto di una convivenza nolente sino ad ora, fianco a fianco,
nel condividere una terra. Non so se l'ipotesi futura di Shalev sia attendibile, può darsi. Io ritengo
comunque che sia inevitabile che ebrei e palestinesi imparino a convivere e a rispettarsi
reciprocamente, prima o poi, su quella piccola terra, dove si sta stretti e lo spazio basta solo se ci si
sopporta a vicenda 





mercoledì 19 gennaio 2022

Jirì Langer: Le nove porte


"Dallo speciale mondo chiuso e anacronistico delle comunità chassidiche sperdute nelle grandi gelide pianure orientali non s'innalzerà mai più una voce. Il libro del ceco Jiri Langer "Le nove porte" è il documento meno mediato di cui oggi si possa disporre per avvicinare l'oscuro e luminoso regno dei chassidim, cuore di quell'universo perduto" (Sergio Quinzio).

Jiri era il fratello minore di Frantisek, Frantisek Langer, grande studioso di miti praghensi famoso per essere già in vita una leggenda della letteratura boema.

Jiri no.
Jiri scrisse questo solo libro, ma bastò.
Da Praga si spostò per tutta la vita attraverso i villaggi e le regioni abitati dagli Chassidim per riportarne aneddoti, storie didascaliche, memorie.Le nove porte è il risultato di questa Ricerca.
Libro filosofico, mistico, mitico e sacro...questa grande opera è tutto questo. Ed altro.
Prima di Buber, portato in tasca da Buber.(dal web)



sabato 15 gennaio 2022

Sabato 15 /01/2022. Shabbat Shalom שבת שלום -fine anni settanta del secolo scorso un possibile canto giudeo cristiano



Esci dalla tua terra e va'

dove ti mostrerò.

Esci dalla tua terra e va'

dove ti mostrerò.

Abramo non partire, non andare,

non lasciare la tua terra,

cosa speri di trovar?

La strada è sempre quella,

ma la gente è differente, ti è nemica,

dove speri di arrivar?

Quello che lasci tu lo conosci,

il tuo Signore cosa ti dà?

"Un popolo, la terra e la promessa",

parola di Jahvè:


Esci dalla tua terra...


La rete sulla spiaggia abbandonata

l'han lasciata i pescatori,

son partiti con Gesù.

La folla che osannava se n'è andata,

ma il silenzio una domanda

sembra ai dodici portar:

Quello che lasci tu lo conosci,

il tuo Signore cosa ti dà?

"Il centuplo quaggiù e l'eternità",

parola di Gesù.


Esci dalla tua terra...


Partire non è tutto certamente

c'è chi parte e non dà niente,

cerca solo libertà.

Partire con la fede nel Signore

con l'amore aperto a tutti

può cambiar l'umanità.

Quello che lasci tu lo conosci,

quello che porti vale di più.

"Andate e predicate il mio Vangelo",

parola di Gesù.


Esci dalla tua terra...


il canto sta in

https://www.youtube.com/watch?v=56QlRaUrcyg

lunedì 10 gennaio 2022

Gesù nel Talmud -la nascita del giudaismo dallo spirito del cristianesimo | Peter Schäfer



Sparsi lungo tutto il Talmud, lo scritto fondativo del giudaismo rabbinico, s’incontrano non pochi accenni a Gesù di Nazaret, ed è di questi che in una prospettiva inedita si occupa Peter Schäfer, in un saggio tanto documentato quanto avvincente. Passando per una tradizione testuale alquanto complessa, il Talmud non cessò mai di occuparsi di Gesù e del cristianesimo, anche e forse soprattutto dopo essere caduto sotto i rigori della censura cristiana in età medievale.

presentazione in lingua tedesca



presentazione in lingua inglese




Che la nascita del cristianesimo non possa spiegarsi senza il giudaismo antico oggi può essere considerato un luogo comune, al pari dell'idea che il "giudaismo" e il "cristianesimo" non siano state fin dall'inizio due "religioni" dai contorni precisi, l'una all'altra giustapposte o anche contrapposte. Che il giudaismo rabbinico dei primi secoli dell'era cristiana si sia sviluppato gradualmente, e che tale processo di formazione non possa essere considerato a prescindere dalla nascita del cristianesimo - questa è invece un'idea che soltanto negli ultimi anni ha iniziato a imporsi. Il volume di Peter Schäfer è appunto dedicato alle ripercussioni che sul giudaismo rabbinico ebbe verosimilmente il cristianesimo delle origini, e si distingue per partire non da problematiche sistematiche o storiche già date (né tantomeno per mirare a "dimostrar" tesi preconcette), ma per prendere come punto di partenza alcuni testi rabbinici accuratamente selezionati, situandoli in un contesto storico-religioso e storico-culturale più generale.




venerdì 7 gennaio 2022

Sabato 08/01/2022. Shabbat Shalom שבת שלום con Gershorn Scholern CONCETTI FONDAMENTALI DELL'EBRAISMO

 Concetti fondamentali dell'ebraismo - Gershom Scholem - copertina



Citazione dal capitolo Quarto. "PER LA COMPRENSIONE DELL'IDEA MESSIANICA NELL'EBRAISMO"

Ebraismo e cristianesimo si differenziano radicalmente intorno al con­ cetto di redenzione, deducendo da esso atteggiamenti essenzialmente divergenti circa il messianismo. L'ebraismo rigetta e combatte con in­ flessibile determinazione proprio ciò che il cristianesimo proclama co­ me il fondamento glorioso della sua intelligenza e come conquista posi­tiva del suo messaggio.

In tutte le sue forme e costruzioni, l'ebraismo si è infatti sempre attenuto a un concetto di redenzione come evento pubblico che si compie sulla scena della storia e nel cuore della comunità. Insomma, come evento che si produce essenzialmente nel mondo del visibile e che al di fuori di questo suo manifestarsi nel visibile è impensabile. Al contrario, il cristianesimo concepisce la redenzione come evento che accade nell'ambito dello <spirituale» e dell'invisibile: come un ac­cadimento che si produce nell'anima, nell'universo del singolo, indu­cendo una misteriosa trasformazione interiore che non  necessariamen­te corrisponde a un mutamento esteriore dell'ordine del mondo....

martedì 4 gennaio 2022

Sergio Quinzio. Radici ebraiche del moderno una prima antologia di citazioni


“Il pensiero ebraico religioso o laico direttamente o attraverso i fermenti sparsi ovunque dalla sua eresia cristiana, ha avuto un ruolo assolutamente decisivo nella formazione e nello sviluppo della modernità fino ai suoi esiti contemporanei"


“Non è importante far nomi, e se ne dovrebbero comunque far troppi, ma senza Marx e il marxismo, senza Freud e la psicoanalisi, senza Einstein e la relatività e senza Kafka, senza Wittgenstein, il mondo contemporaneo non sarebbe ciò che è. La giudaizzazione del mondo, che culmina nel nostro secolo (il XX°, nota del red.), consiste nell’affermarsi delle categorie ebraiche le quali, anche quando assumono vesti non ortodosse e persino esasperatamente lontane dalla tradizione, restano pur sempre riconoscibili come filiazioni o metamorfosi di una vocazione risalente, nella sua origine, alla rivelazione biblica.”


(La parabola della vedova importuna, narrata dal vangelo secondo Luca) "Questa giustizia, è stata davvero resa, da duemila anni a questa parte?"


“E’ facile dire che queste promesse sono superate, che appartengono ad un momento remoto della pedagogia divina attraverso la quale Dio innalza il popolo dei suoi fedeli alle verità spirituali, di cui i beni temporali sarebbero soltanto un simbolo. Ma sebbene tanti antichi Padri della chiesa l’abbiano detto, è difficile trovare, nella Bibbia, sostegni per una simile interpretazione platoneggiante."


“I passi che, in questo senso, si potrebbero citare dalle Scritture ebraiche sono centinaia. Ma fin dai primi secoli della Chiesa, di tutti questi passi e di ciascuno isolatamente venne fatta una lettura allegorica, secondo la quale i beni “materiali” promessi nell’antico Testamento (come se fosse solo materiale vivere senza angoscia sulla propria terra e vedere nella pace la propria sposa, i propri figli e figli dei propri figli!) non sono che il simbolo dei beni spirituali promessi ai beati nell’eternità celeste. Questa interpretazione ellenizzante è prevalsa nella tradizione ecclesiastica sia d’Oriente che d’Occidente, sebbene i Padri apostolici, più vicini alle origini neotestamentarie – ed in particolare sant’Ireneo, considerato l’iniziatore della teologia cattolica – fossero ancora pienamente consapevoli che la redazione cristiana riguardava non le realtà interiori e spirituali invisibili, bensì la concretezza dell’esistenza storica e della corporeità. Ma i vangeli, e in generale il nuovo Testamento, sono stati ben presto letti secondo una precomprensione di tipo neoplatonico, e il loro significato è stato trasposto."



“In una società in cui per guarire il cieco Gesù gli mette sugli occhi il fango che impasta con la propria saliva (Gv 6, 9), e in cui Gesù ripropone tante e tante volte come immagine della salvezza messianica il banchetto di nozze, proprio come avevano fatto i profeti, nessuno fra coloro che lo ascoltavano avrebbe potuto intendere che si trattava di figure allegoriche, che “banchetto” e “nozze”, così come ciechi che vedono e morti che risuscitano dovevano significare tutt’altro di ciò che da sempre avevano significato. A meno che Gesù non avesse insistentemente detto e spiegato il capovolgimento, cosa che dai vangeli non risulta. Le sue insistenze sono ben altre. Il linguaggio dei sinottici, e specialmente quello di Marco e di Matteo che sono i più antichi è inconfondibilmente più concreto.”

giovedì 9 dicembre 2021

Il "deicidio" smentito dagli stessi Vangeli.Giacomo Korn ( g.korn (at) tin.it ) Roma 2005




Il "deicidio" smentito dagli stessi Vangeli

sta in

https://www.morasha.it/deicidio/index.html


Prefazione


Questo lavoro scaturisce dalla speranza in un mondo migliore, in cui tutti gli esseri umani possano godere di pari libertà e di pari opportunità. La speranza, per poter crescere, ha tuttavia prima bisogno che il suo seme sia piantato.


Battersi al fine di contrastare una delle ignominie più odiose dell’umanità, l’antisemitismo, che per secoli ha procurato immani sofferenze all’intero Popolo ebraico, è il motivo stesso di questa speranza.


Uguale valenza ha l’opporsi ad ogni tipo di discriminazione razziale.


Su questa scia bisogna pertanto adoperarsi in ogni modo per far sì che, quanto prima, abbiano a cessare le troppe ingiustizie che si estrinsecano nello sterminio di un enorme numero di individui che, ancora oggi e in tutto il mondo, muoiono per fame, sete, violenze e guerre.


L’antisemitismo ha inequivocabilmente una matrice religiosa, per la precisione cristiana.


Con ciò non si intende dire che ogni manifestazione violenta di antisemitismo sia addebitabile al cristianesimo, bensì che esso è divenuto la causa, anche indiretta, degli innumerevoli fatti cruenti perpetrati attraverso i secoli nei confronti del popolo ebraico. Quando si generano i “mostri”, rimane assai difficile poterli poi controllare.


Infatti, la matrice religiosa dell’antisemitismo è stata presa a “pretesto” anche per mettere in atto il genocidio, da parte del nazismo e “non” del cattolicesimo, nei confronti di un intero popolo. Il perno su cui per secoli ha fatto leva questo odioso sentimento è, in primo luogo, l’accusa di “deicidio” rivolta all’intero Popolo Ebraico. Quale migliore giustificazione per eliminare il “nemico” se non quella di addossare allo stesso il crimine peggiore che possa esistere: l’uccisione di Dio stesso. Di questa mistificazione si è resa ben conto, finalmente, la stessa Chiesa cattolica, tant’è vero che, ad iniziare dal Pontefice Giovanni XXIII fino ad arrivare all’appena scomparso Papa Giovanni Paolo II, si è potuto assistere ad un susseguirsi di prese di posizione e di rettifiche storiche. La prima è da ricollegarsi alle risultanze scaturite dal Concilio Ecumenico Vaticano II in ordine alla cancellazione (parziale) dell’accusa di avere ucciso Gesù Cristo rivolta agli Ebrei. Parziale perché, come si avrà modo di argomentare più avanti, la Dichiarazione Conciliare “Nostra Aetate” alla fine è stata molto sfumata in relazione a questa accusa.


In ogni caso, oggi potrebbe apparire fuori luogo o, quantomeno, non più attuale parlare ancora dell’accusa di “deicidio”, dal momento che anche la Chiesa ha ammesso l’inconsistenza della stessa, e la ha depennata.


Ad avviso di chi scrive, invece, non è opportuno dare per scontato che ormai, sotto questo specifico punto di vista, sia stato tutto “sistemato”. I motivi principali di questa asserzione sono, in estrema sintesi, i seguenti.


Si riscontra ancora, e purtroppo, un forte scollamento tra quanto impartito in proposito dai vertici della Chiesa cattolica e quanto fatto proprio da tutta la “catena” di insegnamento religioso, che ha il compito di arrivare fino alla base dei fedeli. Senza parlare, anche, delle non poche resistenze “interne” che, ad oggi, si avvertono ancora a livello di parte della medesima comunità cardinalizia. Nel prosieguo, si potrà verificare quanto lavoro rimanga ancora da fare in tale direzione.


Esiste tutt’ora un forte sentimento antisemita protervamente “coltivato” da parte di un preoccupante numero di soggetti appartenenti alla cristianità che continuano a fomentare con livore l’odio contro gli Ebrei richiamando, in primo luogo, le accuse di deicidio, con libelli e quant’altro (editi e diffusi). E’ questo un efficace modo per “automotivarsi” della giustezza di azioni antisemite. Nulla da meravigliarsi, però, se tuttora si deve rilevare che circola indisturbato il “Mein Kampf” (la mia lotta) di Hitler. Diviene allora inevitabile che l’Ebreo (in quanto persona e non solo come professante la religione ebraica) continui ad essere percepito come il “male assoluto”.


Queste sono le motivazioni principali (ma altre se ne potrebbero aggiungere) per cui si reputa opportuno, ancora oggi, non abbandonare ogni sforzo inteso (almeno laddove e umanamente possibile) a portare argomentazioni valide a confutare la funesta tesi del deicidio, ed il conseguente antisemitismo che presenta un preoccupante risveglio in tutto il mondo.


Con questo lavoro non si ha alcuna intenzione di contrastare i principi della Religione cattolica (sarebbe assurdo, ancora prima che puerile), né a contrapporre la ragione alla fede degli altri. Anzi, per rendere proficuo il dialogo interreligioso in atto, si è convinti che conoscenze reciproche sempre più approfondite siano quanto mai opportune. Chi scrive considera l’analisi in argomento alla stregua di uno strumento idoneo ad offrire un minimo di contributo alla conoscenza di quella nefasta “credenza” che da secoli alimenta l’antisemitismo più retrivo, generato, cresciuto e alimentato da miti che la ragione rigetta, e dei quali è possibile dimostrare sia l’antistoricità sia la falsità.


Questo lavoro, a differenza dei tanti più autorevoli e documentati che lo hanno preceduto, intende affrontare l’argomento da un’ottica del tutto differente: invece di confutare quanto contenuto nei Vangeli [1], intende prendere proprio gli stessi a base delle successive analisi, per meglio mettere in risalto che proprio dalla loro attenta lettura può emergere la più “sonora smentita” alle tesi del deicidio. Il lavoro, sulla base esclusiva di quanto riportato da tali Sacre Scritture, si prefigge pertanto di confutare questa accusa sotto i seguenti punti di vista.


Infondatezza dell’accusa sotto il punto di vista storico.


Infondatezza dell’accusa sotto il profilo giuridico.


Infondatezza dell’accusa sotto l’aspetto teologico.


In ogni caso, questo scritto non nasce con lo spirito di rivalsa “contro” la Chiesa Cattolica. Anzi, l’obiettivo è quello di contribuire (pur nel suo piccolissimo) a facilitare il cammino “per” la comprensione tra le due religioni monoteistiche. Lo studio ha come obiettivo principale quello di poter essere di qualche utilità per coloro che ancora non hanno “accettato” del tutto la cancellazione dell’accusa per la morte di Gesù per mano degli Ebrei. Si auspica, invece, che costoro la possano condividere proprio attraverso la lettura delle loro stesse “Sacre Scritture”. Si rimedierà, in tal modo, alla falsa concezione di ancora buona parte della “base” dei credenti cristiani che tuttora considera la discolpa dalla tremenda accusa alla stregua di un’”elargizione benevola” concessa agli Ebrei da parte della Chiesa.


Appare consigliabile, allora, che queste stesse persone rileggano i Vangeli con animo sereno e sgombro da pregiudizi.


Si intende suddividere il lavoro in tre parti.


Nella prima si parlerà dell’antisemitismo, evidenziando i motivi per cui si ricollega la sua nascita ad una matrice cristiana. Le cause principali che hanno permesso a questo sentimento malvagio di crescere, sono le stesse per cui ci proponiamo l’elaborazione di questo lavoro: l’accusa di deicidio e della maledizione divina rivolte all’intero popolo ebraico. Farà seguito a questa analisi un’ampia rassegna delle iniziative promosse dalla Chiesa Cattolica in ordine al riconoscimento degli errori commessi nei confronti degli Ebrei (quelli evidenziati nel capitolo precedente) nonché delle azioni meritorie dalla stessa messe in atto, fino ad arrivare al pronunciamento dei “mea culpa” (della Chiesa Cattolica) da parte di Papa Giovanni Paolo II.


Nella seconda parte, quella che costituisce il nocciolo del saggio, si dimostrerà l’infondatezza dell’uccisione di Gesù come persona da parte degli Ebrei, nonchè l’inconsistenza dell’accusa di deicidio (una pura e semplice blasfemia). Lo si farà, esclusivamente, prendendo a riferimento i quattro Vangeli “canonici” [ 1].


Sulla base di quanto riportato dagli stessi Testi Sacri, emergerà che l’accusa di “deicidio” è da rigettarsi sotto il profilo storico, sotto quello giuridico, nonché sotto quello teologico.


La terza parte conterrà quegli “Approfondimenti” che si ritiene possano essere utili a lettori tanto cristiani quanto ebrei.


Si userà un linguaggio a tutti comprensibile, al fine di conferire al lavoro un taglio divulgativo, che possa essere utile a molti, e non solo a pochi interessati


Appare opportuna una sottolineatura preliminare.


Ogniqualvolta si citerà la Chiesa in senso negativo, si vorrà intendere le “persone” che, in nome della stessa, hanno operato in un passato neanche troppo lontano. Non si vuole fare, con tale dizione, alcun riferimento alla “Religione Cristiana” in quanto tale. Essa non va assolutamente confusa con la “Chiesa degli uomini” e, per ciò stesso, è degna del massimo rispetto.


Nella sostanza, questo lavoro ambisce ad essere:


Esaustivo e nello stesso tempo sintetico. Esaustivo, in quanto si intende prendere in considerazione tutte le sfaccettature della problematica in argomento. Sintetico, al fine di essere facilmente leggibile. Volutamente non si intende approfondire gli argomenti più dello strettamente necessario, rimandando un’eventuale analisi a testi specializzati.


Semplice ed immediato, con lo scopo di non annoiare il lettore. Non intende rivolgersi a studiosi dell’argomento, bensì a tutti coloro che, in un modo o nell’altro, sono interessati alla tematica.


Utile, poiché la sua lettura dovrebbe essere di stimolo a riflettere ed argomentare. Si è del parere che solo tramite il confronto tra le persone possano scaturire punti di intesa, invece che divisioni. La “diversità” è una fonte di ricchezza per tutti.