domenica 7 giugno 2020

Lettera aperta-ma in italiano- al sacerdote ortodosso inglese Padre Andrew Phillips della canonica giurisdizione Rocor




Padre Andrew Benedica.

Nel saluto cristiano e con delicatezza fraterna entro subito ''in medias res''
E chiedo perdono.Ma  in data 02-05-2020 nel sito 




è stata  pubblicata una traduzione in italiano di una Vostra  riflessione storica della progressività della separazione che poi porta al 1054 e alle date immediatamente successive.

Ho scritto una prima personale riflessione al Padre Ambrogio parroco ortodosso a Torino e responsabile editoriale del sito evidenziando i seguenti punti


Nella traduzione si legge   ''1077: Canossa – Ildebrando, papa Gregorio VII, probabilmente nipote di un ebreo, si dichiara più potente degli imperatori e dei re.''

Mi chiedo quale sia mai il nesso logico che giustifica la frase''probabilmente nipote di un ebreo'' con il resto del resoconto

ed ancora prima si legge''794: l'iconoclasta Carlo Magno pubblica i "Libri carolingi", respinge il credo cristiano promuovendo il filioque, che era stato inventato tra gli ebrei in Spagna.''

a- non vengono citate le fonti storiche

b-ed ove esistessero- chiederei cosa aggiunge in disvalore al filioque l'essere''stato inventato tra gli ebrei in Spagna.''


A questa mia prima mail il Padre Ambrogio ha  con  attenzione ed anche con sincera com-passione dato  risposta  indicandomi un lungo dossier di documenti serio ed importante.


Ma non mi ha convinto ed ho spedito una seconda mail alla quale spero risponda e che qui ed ora inoltro a Voi come primo destinatario sfrondata da riferimenti personali e privati.


TESTO


Vorrei tornare alla traduzione italiana  delle due frasi dando esclusiva primazialità alle virgole  e alla punteggiatura presenti e leggendo tale punteggiatura in ‘’sintassi greca  ’’ laddove essa-come ben si sa-  non è discorsiva ma ha profondo senso sintattico ed ermeneutico, Mi permetto  di leggere cosi le due frasi per coglierne l’assunto celato dentro l’oggettività storica

Prima frase Testo  ''1077: Canossa – Ildebrando, papa Gregorio VII, probabilmente nipote di un ebreo, si dichiara più potente degli imperatori e dei re.''


Mia lettura alla greca dando alle virgole il valore di proposizione secondaria causale in forma implicita


''1077: Canossa – Ildebrando, papa Gregorio VII, perché  probabilmente nipote di un ebreo, si dichiara più potente degli imperatori e dei re.''

E solo causativamente ha senso l’inciso e fuori dal causativo resterebbe  solo un preciso ed inutile orpello inspiegabile e ,una res nullius


Seconda frase 794: l'iconoclasta Carlo Magno pubblica i "Libri carolingi", respinge il credo cristiano promuovendo il filioque, che era stato inventato tra gli ebrei in Spagna.''

Mia lettura alla greca dando alle virgole il valore di proposizione secondaria di relativa con valore necessariamente dichiarativo

794: l'iconoclasta Carlo Magno pubblica i "Libri carolingi", respinge il credo cristiano promuovendo il filioque, che  ovviamente  era stato inventato tra gli ebrei in Spagna.''

Anche qui o siamo in presenza di una ‘’falsa relativa-il greco e sopratutto  il latino ne sono ricchi-sotto la cui forma c’è una dichiarativa oppure come prima  un preciso ed inutile orpello inspiegabile ,una res nullius


Non La voglio ,caro padre e confratello e concelebrante, tormentare e neppure tediare  ma ritengo che l’antigiudaismo religioso ,in ogni sua sfaccettatura anche implicita come nella traduzione esaminata , sia errore e in teologia e in liturgia e nella carità anche perché so e percepisco che Gesù di Nazareth reso Cristo e Messia dalla potenza del Padre nello Spirito Santo  era più ebreo di quanto noi possiamo-e non lo diciamo- pensare


La Ringrazio in Cristo Teantropo,il Risorto dai morti

Palermo 7 giugno 2020  Domenica della Santa Pentecoste 



Padre Giovanni Festa sacerdote cristiano ortodosso ormai in emeritazione.Vivo il mio ministero quale prete a modesto  supporto Parrocchia Ortodossa Romena San Caralampo a Palermo


sabato 6 giugno 2020

Anat Gov-Oh Dio mio!




"Oh Dio mio!"  di Anat Gov, traduzione di Pino Tierno ed Enrico Luttman, 2016. A volte capisci di aver pubblicato un libro speciale solo dopo l'uscita in libreria quando i lettori iniziano ad acquistarne 5 copie a volta per regalarlo agli amici. È il caso di "Oh Dio mio!", una commedia teatrale nella quale Dio è molto malato e non trova di meglio che scegliere un'analista atea per un'ora di indimenticabile terapia.

«Quanti anni ha?».
«Cinquemilasettecentosessantasei... la settimana prossima».
«Aha. Già, qualche volta anch’io mi sento così...».

IL LIBRO:
"La psicologa Ella riceve un misterioso paziente bisognoso di un consulto urgente, il signor D. Dopo pochi minuti di seduta scoprirà che si tratta niente meno che di Dio, un Dio molto umano, e alla ricerca di una cura per una depressione che dura, giorno più giorno meno, da duemila anni. Non è facile trattare un paziente di una tale levatura, per di più senza una madre da incolpare, ma Ella, con coraggio e ironia, saprà trovare la via per sciogliere i nodi che hanno fatto ammalare Dio, un Dio che si è ritratto dalla Storia, abbandonando la sua sublime creazione al libero arbitrio degli uomini. Un testo originale e profondo, divertente, pervaso nella migliore tradizione yiddish da un umorismo sagace, che diventa, battuta dopo battuta, una vera e propria argomentazione teologica

domenica 3 maggio 2020

Concede mihi donum lacrimarum (sommessamente per una possibile ,pacata, comune riflesssione )




«Fu evidentemente la persecuzione nazista a farci sentire che gli ebrei erano nostri fratelli e l'ebraismo qualcosa di più che una cultura, e anzi più che una religione, ma il fondamento delle nostre relazioni con altri» ( M. Blanchot, Lettera a Salomon Malka, in «L'Arche», 373, maggio 1988, p. 68. )




EBREI. Se tu odii qualcuno, un pretesto per giustificare il tuo odio ai tuoi stessi occhi e per sostenere che non si tratta di odio ma di tua avversione per l’altrui malvagità, e di puro desiderio di ristabilire la giustizia da lui violata, un pretesto che funziona lo troverai sempre. Così accade per l’odio verso gli Ebrei, un odio proteiforme, che nei secoli instancabilmente si rigenera, assumendo sempre nuove forme e nuovi colori. Un odio che, nella sua più profonda radice, è l’odio dei secondi verso i primi, di quelli che vengono dopo verso quelli che hanno aperto la strada: che è anzitutto la strada verso il monoteismo etico. Da questo tutto il resto segue (Fabio Brotto paragrafo n  11 dell riflessione Micronote n.63  in https://brotture.net/page/19/?archives-list=1  )






Una teologa cattolica ha succintamente delineato la trasformazione del pensiero cristiano
contemporaneo in sei punti programmatici:  (-3/)

I. il rifiuto dell’antisemitismo;
II. la confutazione e il rigetto dell’accusa di deicidio;
III. il pentimento per la Shoah;
IV. il riconoscimento dello Stato di Israele;
V. la rivisitazione e revisione dell’insegnamento dottrinale in relazione agli ebrei e
all’ebraismo;
VI. il rifiuto di ogni proselitismo nei confronti degli ebrei.( 4 )


*********


3 Si fa qui riferimento all’eminente teologa cattolica americana Mary Boys e al suo prezioso e qualificato
apporto teologico al dialogo ebraico-cristiano. Alcune tra le sue principali opere sono citate nella bibliografia
che si trova alla fine di questo volume.


4 MARY BOYS, Has God Only One Blessing? Judaism as a source of Christian self-understanding, 248.




Giampaolo Pancetti
Diacono anglicano tradizione vetero-cattolica.  ha  scritto a   gennaio 2019  



27 gennaio 2019 · 
Oggi giornata della Memoria. Vogliamo ricordare le responsabilità del cristianesimo nell'odio del giudeo, nell'odio del diverso?
Vogliamo ricordare che l'anti-semitismo è figlio dell'anti-giudaismo, l'uno a carattere razziale, l'altro di matrice religiosa, l'uno politico sociale, l'altro politico teologico
Non sono poche le Chiese che hanno stigmatizzato e riconosciuto questa responsabilità, tra le prime le Chiese della Comunione Anglicana, nel famoso documento "La Via".
Con questo non voglio dire che le Chiese e numerosi cristiani non abbiano aiutato innumerevoli ebrei, anche rischiando la vita. Non voglio neanche dire nazismo e fascismo siano imparentati con il cristianesimo. Al contrario i Cristiani veri rigettano e condannano ogni forza nazismo e fascismo come ogni altro totalitarismo di destra o di sinistra!!!!


Ma..

Dobbiamo avere il coraggio di riconoscere che non ci sarebbe stato un Olocausto se non ci fossero stati secoli di odio anti-giudaico in tutta Europa. Secoli di condanne, di battesimi forzati, espulsioni, ghettizzazioni... Il cristianesimo non ha mai potuto concepire la sopravvivenza del giudaismo. La Chiesa era il Nuovo Israele (l'antico era morto e doveva essere morto), l'Antico Testamento superato dal nuovo, Gesù un rivoluzionario anti giudaico fondatore di una più libera religione fondata sull'amore, cosa che - secondo noi - NON era il giudaismo né ciò che sopravvisse del giudaismo, cioè il rabbinismo derivato dal fariseismo.


Il problema è quindi strutturale e non semplicemente etico. Gli studi storici e archeologici hanno dimostrato che le cose NON stavano così che Gesù era più ebreo di quanto pensassimo o volessimo.


Dobbiamo invertire la rotta su molti fronti:
 Se i cristiani non si riconoscono come una forma di giudaismo smettono di essere fedeli a Gesù e alle radici bibliche!







lunedì 27 aprile 2020

E dopo tanti anni lo rileggo Il Testamento di Dio Autore/i: Lévy Bernard-Henri L'ebreo universalista che si innamorò della Legge


• 01/09/2009 - Bollettino della comunità ebraica di Milano

L'ebreo universalista che si innamorò della Legge


Bernard-Henri-Levy-Il-testamento-di-dio-Sugarco

Anno pubblicazione:  

Dopo la Barbarie dal volto umano, ecco il nuovo libro di Bernard-Henri Lévy, del quale «Le Monde» ha detto: «Quando ci si invita ad aver ragione da soli contro l’Intera comunità, ad opporre l’inflessibilità del profeti, a testimoniare come sentinelle solitarie, quando si invoca l’esempio di Ezechiele, Saint John Perse, Camus o Solženlcyn, dubitare di questa parola significa privarsi di una bella occasione di credere e di sperare».
Il testamento di Dio va Infatti ben oltre i chiusi sentieri ormai isteriliti della cultura tradizionale di sinistra. Attraverso una analisi del totalitarismo nel suoi fondamenti «pagani e politeistici», attraverso lo smontaggio del paradossi su cui poggiano per esempio alcune posizioni della «autonomia» – libertaria e dogmatica insieme, negatrice dello stato e sua più fervida sostenitrice – il filosofo francese tocca questioni che coinvolgono anche il nostro Paese, con la sua abile spregiudicatezza che ha già destato tante polemiche. Così per Lévy i «nuovi comunisti», quelli italiani appunto, «non sono più gli ultimi professionisti della conquista del Politico ma i primi specialisti della gestione del sociale: l’altra faccia di questa gestione è la diffusione capillare degli avvertimenti, l’appiattimento del Politico sul civile, Il perfetto sposalizio tra l’apparato e la vita di tutti i giorni, insomma, la forma compiuta del terrore spirituale».
Il culto del Politico nasce dall’idolatria e dal nichilismo: allora il Politico giustifica tutti gli orrori, da Robespierre a Mao, da Hitler a Stalin al «fascista» Khomeini. «Il fatto che la Bibbia sia il libro della resistenza del nostro tempo vuol dire che la principale contraddizione entro cui questa nostra epoca si annoda e si mette in gioco è quella tra paganesimo e monoteismo». «Il monoteismo», conclude Lévy, «è il pensiero di resistenza della nostra epoca perché propone una definizione del male, una dottrina della giustizia, un’etica e una metafisica del tempo».

https://www.ossidiane.it/il-testamento-di-dio/

domenica 19 aprile 2020

Leggere la Torah





le letture fondamentaliste dei testi sacri proiettano sul nostro tempo un grave pericolo per la libertà. Gli studi scientifici, da parte loro, omettono il richiamo spirituale che tali testi esercitano. Questo saggio propone una lettura spirituale della Torà secondo la tradizione ebraica che si rivela altrettanto scrupolosa della lettura scientifica e che ne rende eterna la parola perché il suo senso è eternamente rinnovato. Leggere la Torà è un lavoro di interpretazione e nello stesso tempo un coinvolgimento del sé. Si tratta di elevarsi ed elevare il mondo. La Torà ci parla del nostro presente e non offre soluzioni preconfezionate: i versetti parlano al lettore qui e ora, sollecitano la sua intelligenza e il suo cuore a trovare risposte al cui centro vi sia sempre il volto dell’altro.



Per il testo della Torah



Testo in fascicoli, divisi per parashot. Ebraico con italiano a fronte.


Parashà, Parashòt
Parashà (singolare), Parashot (plurale) sono le 54 sezioni in cui
la tradizione ebraica divide il testo della Torà; prendono il nome, in ebraico, dalla prima parola significativa del testo.

Tale divisione consente, leggendosi nella lettura liturgica dello
Shabbat in sinagoga una parashà ogni settimana, di completare
il ciclo della Torà in un anno.

Non ha nulla a che fare con la divisione in capitoli (che non è
ebraica);

giovedì 9 aprile 2020

Venerdi Santo nella liturgia cattolica (cfr Vaticano II) Preghiera per il popolo d'Israele


Antica sacra scartare Torah rotolo d'argento Archivio Fotografico - 44023455

Per  un minimo di percezione  personale  Preghiera  a me molto gradita


il Signore Dio nostro,
che li scelse primi fra tutti gli uomini
ad accogliere la sua parola,
li aiuti a progredire sempre
nell’amore del suo nome

e nella fedeltà alla sua alleanza.

domenica 5 aprile 2020

UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI VERONA DIPARTIMENTO DI FILOSOFIA, PEDAGOGIA E PSICOLOGIA DOTTORATO DI RICERCA IN FILOSOFIA CICLO XXIII “RINVIO RECIPROCO E SEPARAZIONE IN OGNI TEMPO”. LA QUESTIONE EBRAICA COME QUESTIONE DELLA FILOSOFIA




file:///C:/Users/Pc-Scuola/Downloads/Rinvio_reciproco_e_separazione_in_ogni_t%20(1).pdf

INTRODUZIONE 4

1. ברית-TESTAMENTO 10
ADOLF VON HARNACK, MARCIONE E L’EREDITÀ IRREMISSIBILE....................................10

2. ESCLUSIONE 28
BRUNO BAUER, LA JUDENFRAGE E LA DISSOLUZIONE (TEISTA) DEL CRISTIANESIMO.............28

3. NEMICO 47
CARL SCHMITT, LA FEINDESLIEBE E L’EBREO-NEMICO.............................................47

4. PROFETA 60
DIETRICH BONHOEFFER, LA PROFEZIA E LA QUESTIONE EBRAICA..................................60

5. CRISTIANESIMO 82
JACOB TAUBES E LA CARNE IN CROCE DEL MESSIA.................................................82

6. CIRCONCISIONE 100
JACQUES DERRIDA E IL CHIASMO INFINITO.........................................................100

7. CONVERSIONE 122
FRANZ ROSENZWEIG E LA COMUNANZA-NON COMUNANZA GIUDEO-CRISTIANA.................122

8. POLITICA MESSIANICA 138

EMMANUEL LÉVINAS, L’AL DI LÀ DELLO STATO NELLO STATO E L’(IM)PRESCRIVIBILE OSPITALITÀ
............................................................................................................138
NOTA BIBLIOGRAFICA 157



"Una riflessione sulla questione ebraica non può prescindere dall'incontrare, lungo
il proprio cammino, il cristianesimo. Essa sarà dunque sempre chiamata, nella
inevitabilità di tale incontro, a pensare il cristianesimo stesso e a tentare di indicare
ciò che ne rappresenta il proprium, ammesso che si dia qualcosa come il proprio del
cristianesimo. Nella costitutiva ambiguità che lo segna, infatti, questo non si lascia
pensare come un blocco monolitico, quanto piuttosto come un campo di forze
attraversato, sin dalla sua origine, da tensioni e vibrazioni che contribuiscono a
definirne la fisionomia. All'interno di tale campo è la posizione che in esso occupa la
questione ebraica a determinarne, ex negativo tanto quanto ex positivo, le modifiche
profonde, ed al contempo a fornire il criterio attraverso il quale fare emergere il
cristianesimo per quello che esso è chiamato ad essere"




«Fu evidentemente la persecuzione nazista a farci sentire che gli ebrei erano nostri fratelli e l'ebraismo qualcosa di più che una cultura, e anzi più che una religione, ma il fondamento delle nostre relazioni con altri» ( M. Blanchot, Lettera a Salomon Malka, in «L'Arche», 373, maggio 1988, p. 68. )


" Nell’ebraismo e  nella ‘nostra’ relazione con esso sembra, al contrario, essere in gioco «il fondamento delle nostre relazioni con altri», ovvero la possibilità stessa di un incontro
radicalmente diverso con l’altro, in grado di riconoscerne la necessaria differenza"


"Bonhoeffer tiene nel 1928 una conferenza presso la comunità evangelica di
Barcellona dal titolo La tragedia del profetismo e il suo senso permanente . La
scelta stessa del titolo lascia intravedere come il profetismo sia, per Bonhoeffer, tutt’ altro che un’esperienza passata e conclusa, ma una necessità ancora viva ed
attuale, permanente, la cui articolazione contemporanea si tratta di leggere in
controluce nell ’analisi del profetismo ebraico e della figura del profeta. Scrive
Bonhoeffer: «Le questioni di cui tratteremo sono attuali nel senso più profondo […].
Ogni parola deve essere detta dal presente per il presente». Questa attualità del
profetismo non va intesa unicamente come la sua contemporaneità rispetto al
presente di Bonhoeffer, ma, innanzitutto, come contemporaneità della profezia
rispetto al proprio tempo. Questo è, infatti, uno degli aspetti decisivi del profeta: la
sua attualità rispetto al suo proprio mondo, la sua contemporaneità ad esso, ovvero il
suo parlare, appunto, dal presente per il presente. Si abbandona così la vulgata che
vuole il profeta biblico come anticipatore del futuro, come indovino di ciò che viene,
come se questo fosse un programma che fatalmente si dovrà realizzare . «Che cosa
è un profeta? – domanda Bonhoeffer – Qui prima di tutto dobbiamo respingere
semplicemente ogni concezione orientata a considerare un profeta come un indovino
o un anticipatore del futuro»  Egli non anticipa nulla, ma la sua predicazione è
totalmente contemporanea al suo tempo

 Jacques Derrida....Tra ebraismo e cristianesimo la circoncisione si darebbe, in altri termini,come un’aporia ineschivabile, che nel momento stesso in cui separa le due religioni,le tiene tuttavia assieme, come i due margini di una ferita: «La circoncisione – scrive Derrida – è una cesura determinante. Essa permette di tagliare ma anche, nello stesso tempo, con lo stesso taglio, di rimanere attaccati alla cesura»

Rosenzweig..... il servizio insostituibile della Sinagoga per l'Ecclesia 





Lévinas...... quando,ricordando Temurah 14b, scrive: «“Piuttosto una lettera strappata dalla Torah che la Torah strappata dalla memoria di Israele”