
https://www.chabad.org/blogs/blog_cdo/aid/2469459/jewish/Praying-with-Torah.htm

Una delle espressioni dell’ebraico più comune e conosciuta è “lechaim”. Certo, ci sono difficoltà, ma alla fine, concludiamo sempre che vale la pena sopportare i momenti dolorosi per provare i piaceri della vita. La Parashà di questa settimana, Tzav, descrive l’offerta di ringraziamento, il korban todà. Rashi afferma: Un uomo porta un’offerta di ringraziamento (nel Bet haMikdash) quando viene salvato da un potenziale pericolo. Ci sono quattro tipi di persone che offrivano questo korban: I viaggiatori per mare, i viaggiatori del deserto, coloro che sono usciti di prigione e un paziente gravemente malato che si è ripreso. Come dice il versetto nei Tehilim (107:22), “Dovrebbero rendere grazie a D-o per la Sua bontà e per le Sue meraviglie verso l’umanità” (Vayikrà 7:12). In modo interessante, la formula mnemonica per ricordare il gruppo di persone citato da Rashi è CHaYYiM – che significa “vita”, dalle cui lettere si possono comporre le parole Chavush (prigione), Yisurim (malattia), Yam (mare) e Midbar (deserto)] (Shulchan Aruch 219:1). Ai nostri tempi, realizziamo questo concetto quando recitiamo la beracha chiamata haGomel (“Colui che concede favori…”), con la quale ringraziamo D-o per averci salvato da possibili disastri perché desideriamo rimanere in vita.
È curioso notare che dopo aver sentito qualcuno recitare una berachà rispondiamo semplicemente “Amen”, con un’eccezione. Dopo aver sentito una persona recitare la Birkat haGomel, rispondiamo: “Amen, mi sheghemalcha kol tov Hu yigamlcha kol tov sela” – “Colui che ti ha concesso tutto il bene possa continuare a concederti tutto il bene”.
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Tra i libri di casa
"Nella Parashà di Ki Tissa* è raccontato quello che probabilmente è uno dei più grandi peccati che il popolo ebraico abbia mai commesso. Quaranta giorni dopo aver ricevuto la Torà, dopo la rivelazione sul Monte Sinai, avviene l’impensabile. Viene costruito un vitello d’oro che diventa centro di un culto idolatra. La vista del popolo che adora e si prostra di fronte al vitello d’oro era così sconcertante che Moshe frantumò le Tavole della Legge.
Eppure- D-o comanda l’esatto contrario. La Ghemara dice che a Moshe fu comandato di mettere le Tavole spezzate, insieme a quelle intere, nell’Aron. Lungi dall’essere nascoste o distrutte, queste tavole spezzate appartengono al luogo più sacro della terra. Perché? Perché tanta importanza?
Rav Tzadok di Lublino nota che questa collocazione contiene un insegnamento importante. Dobbiamo renderci conto che i nostri errori sono una parte fondamentale di ciò che siamo. Piuttosto che vergognarci del nostro passato, dovremmo vederlo come un passo importante nella nostra crescita e nel nostro sviluppo, come una parte fondamentale della nostra curva di apprendimento. ..le due serie di Tavole, quella spezzata e quella intera, si toccano l’una con l’altra. La sede delle emozioni umane si trova nel cuore. Qui, in questo spazio chiuso, dobbiamo conservare le nostre emozioni e le nostre esperienze, farne tesoro per migliorare noi stessi e per influenzare positivamente il prossimo
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*Ki Tisa, Ki Tissa, Ki Thissa, o Ki Sisa (ebraico: כִּי תִשָּׂא — tradotto in italiano: “quando farai”, incipit di questa parashah) ventunesima porzione settimanale della Torah (ebr. פָּרָשָׁה – parashah o anche parsha/parscià) nel ciclo annuale ebraico di letture bibliche dal Pentateuco, nona nel Libro dell'Esodo. Rappresenta il passo 30:11-34:35[1] di Esodo, che gli ebrei leggono durante il ventunesimo Shabbat dopo Simchat Torah, generalmente a fine febbraio o in marzo.
Acqua, fondamento della Creazione. L’oro sprecato
RAV SCIALOM BAHBOUT
https://morasha.it/acqua-fondamento-della-creazione-loro-sprecato/
"La Bibbia associa spesso la parola maim (acqua) con la parola chaim (vita)
Paradossalmente, dal punto di vista della crescita morale e spirituale, la risorsa acqua piovana è preferibile a quella che scorre sulla terra o può essere estratta dalla falda acquifera, e questo perché la Bibbia non è interessata solo a un raccolto abbondante, ma anche allo sviluppo di una persona completa al servizio di Dio e della società. Un luogo ricco naturalmente di acqua provoca un sentimento di orgoglio, e il controllo delle fonti idriche crea un senso di potere e potenza, che può diventare pericoloso per una società. Così le piogge che provengono dall’alto creano un uomo “vivo” che sa che non è il padrone del Mondo e non è in grado di controllare tutto."