sabato 8 maggio 2021

MOEDIM E LE PREGHIERE EBRAICHE DI GESÙ QUALE MODELLO DELLA LITURGIA DELLE ORE A d r ia n a M it e s c u




file:///Users/mac/Downloads/Dialnet-MoedimELePreghiereEbraicheDiGesuQualeModelloDellaL-5364023%20(1).pdf

INCIPIT 

Vi è ormai una nutrita bibliografìa concernente la continuità, il legame e la necessità della conoscenza reciproca tra la

preghiera ebraica e quella cristiana, malgrado le opinioni contradditorie degli autori, in quanto spesso inseriscono le proprie presupposizioni nelle fonti storiche di cui trattano. Personalmente preferiamo muoverci nei limiti delle informazioni

ricavate dalle fonti testuali ebraiche: il Pentateuco, la M ishnah,

i frammenti manoscritti della Genizà del Cairo, e cristiane: i

vangeli, gli Atti degli apostoli, le epistole paoline, le stesure latina, greca e sahidica della Didascalia apostolica, la Didaché, la

Haggadah dei cristiani quartodecimani, in particolare Perì Pàscha di Melitone di Sardi, i testi apologetici cristiani, Breviari latini e Mega Horologion, ecc. Il nostro campo analitico

riguarda la liturgia comparata sinagogale e cristiana col riferimento particolare all’ora canonica, per cui il metodo utilizzato

si fonda sull'analisi testuale del significato dei salmi, secondo

l'occasione e il momento in cui vengono recitati, se si tra tta di

feste ebraiche, eb. moedim , o della liturgia delle ore

feriale/festiva latina e bizantina. In effetti, la pratica orante di

Gesù, non solo conferma l’uso della preghiera ebraica ma,

direi, ne risulta, perfino, rafforzata a giudicare dal desiderio

dei discepoli di imparare a pregare dopo che udirono la preghiera con cui il loro Maestro si rivolgeva a Dio Padre. Indubbiamente costoro dovevano essere particolarmente colpiti se

dissero: "Signore, insegnaci a pregare, com e anche Giovanni insegnò ai suoi discepoli”


per altri  studi dell'autrice

https://dialnet.unirioja.es/servlet/autor?codigo=3862394


mercoledì 21 aprile 2021

Andrée Geulen era una giovane insegnante in una scuola a Bruxelles,



Andrée Geulen era una giovane insegnante in una scuola a Bruxelles, quando un giorno alcuni suoi allievi si presentarono in classe con la stella gialla cucita sugli abiti. Era il 1942 e la stella gialla era obbligatoria per gli ebrei, non c’era molto da fare. 

Ma Andrée Geulen, cattolica di nascita e atea per scelta, non poteva accettare questa umiliazione per i suoi studenti, e così chiese a tutti, ebrei e non ebrei, di indossare a scuola un grembiule. In modo da nascondere l’odioso segnale di discriminazione.

Però le persecuzioni aumentavano, iniziavano le deportazioni e la professoressa Geulen capì che non poteva restare a guardare. E che non bastava un grembiule per coprire l’orrore che stava avanzando.

Entrò nel Comitato di difesa degli ebrei: avevano bisogno di aiuto per nascondere i bambini ebrei e salvarli dalla deportazione e dalla morte. Non era un compito semplice, anche perché bisognava convincere i genitori a separarsi dai loro figli. Alcuni ragazzi venivano nascosti a scuola, altri venivano portati in posti sicuri. 

Però, una notte, in seguito alle denunce di qualche delatore pronto a vendere la vita di ragazzi innocenti, i soldati tedeschi irruppero nella scuola dove insegnava Andrée Geulen, e arrestarono la preside e tutti i ragazzi ebrei presenti. 

Quando i tedeschi chiesero sprezzantemente alla professoressa Geulen:

“Ma non ti vergogni a insegnare a degli ebrei?”

Lei rispose: “E voi non vi vergognate a fare la guerra a dei bambini?”

Fortunatamente Andrée Geulen riuscì a sfuggire all’arresto, e corse ad avvisare tutti gli altri ragazzi ebrei. Nonostante la paura, da quel momento il suo impegno aumentò a dismisura: cambiò nome e divenne Claude Fournier, entrò in clandestinità e per più di due anni continuò a nascondere bambini e ragazzi ebrei presso famiglie cristiane o nei monasteri e conventi. A tutti loro cambiava nome e identità, ma per non perdere la possibilità di riconsegnarli un giorno alle loro famiglie, scriveva in codice tutti i nomi dei bambini e delle famiglie in liste che nascondeva poi accuratamente. 

Quando finalmente finì la guerra, Andrée Geulen non smise di occuparsi dei suoi bambini, questa volta facendo il lavoro inverso per rintracciare le loro famiglie, anche se molto, troppo spesso, delle loro famiglie d’origine non c’era più traccia.

Secondo le testimonianze, l’intensa attività clandestina di Andrée Geulen riuscì a salvare circa 300 bambini e ragazzi ebrei.

Nelle sue interviste a distanza di anni ha spesso dichiarato di soffrire ancora pensando ai momenti in cui era stata costretta a sottrarre i bambini dai loro genitori senza poter dire loro dove li avrebbe portati. 

Nel 1989 è stata inserita tra i Giusti tra le Nazioni. 

Oggi Andrée Geuelen ha 99 anni. E ancora dichiara con la lucidità di una giovane e con la saggezza dei suoi anni:

“Quello che ho fatto è stato solo il mio dovere. Disobbedire alle leggi di allora era la sola cosa normale da fare”.


https://www.facebook.com/lafarfalladellagentilezza/posts/469527227724985

lunedì 12 aprile 2021

Che il Santo e Benedetto tutti Vi protegga e accompagni, facendo splendere il Suo volto su di Voi e benedicendo il Suo Popolo con la pace.





Esodo 15

Canto trionfale di Mosè e degli Israeliti
1 Allora Mosè e i figli d'Israele cantarono questo cantico all'Eterno e parlarono dicendo: «Io canterò all'Eterno, perché si è grandemente esaltato; ha precipitato in mare cavallo e cavaliere. 2 L'Eterno è la mia forza e il mio cantico, ed è stato la mia salvezza. Questo è il mio Dio, io lo glorificherò; è il DIO di mio padre, io lo esalterò. 3 L'Eterno è un guerriero, il suo nome è l'Eterno. 4 Egli ha gettato in mare i carri del Faraone e il suo esercito, e i suoi migliori guerrieri sono stati sommersi nel Mar Rosso. 5 Gli abissi li coprono; sono andati a fondo come una pietra. 6 La tua destra, o Eterno, è mirabile nella sua potenza. La tua destra, o Eterno, frantuma i nemici. 7 Con la grandezza della tua maestà, tu rovesci quelli che si levano contro di te; tu mandi fuori la tua ira, essa li consuma come stoppia. 8 Al soffio delle tue narici le acque si sono ammucchiate, le onde si sono alzate come un muro, i flutti si sono assodati nel cuore del mare. 9 Il nemico diceva: "Inseguirò, raggiungerò, dividerò le spoglie, la mia brama si sazierà su di loro; sguainerò la mia spada, la mia mano li sterminerà". 10 Ma tu hai mandato fuori il tuo soffio e il mare li ha ricoperti; sono affondati come piombo nelle potenti acque. 11 Chi è pari a te fra gli dèi, o Eterno? Chi è pari a te, mirabile nella santità, maestoso nelle lodi, o operatore di prodigi? 12 Tu hai steso la destra, la terra li ha inghiottiti. 13 Nella tua misericordia, hai guidato il popolo che hai riscattato; con la tua forza lo hai condotto verso la tua santa dimora. 14 I popoli l'hanno udito e tremano. L'angoscia ha colto gli abitanti della Filistia. 15 Già sono smarriti i capi di Edom, i potenti di Moab sono presi da tremore, tutti gli abitanti di Canaan si struggono. 16 Spavento e terrore piomberà su di loro. Per la forza del tuo braccio diventeranno immobili come una pietra, finché il tuo popolo, o Eterno, sia passato, finché sia passato il popolo che tu hai acquistato. 17 Tu li introdurrai e li pianterai sul monte della tua eredità, il luogo che hai preparato, o Eterno, per tua dimora, il santuario che le tue mani, o Signore, hanno stabilito. 18 L'Eterno regnerà per sempre, in perpetuo». 19 Poiché i cavalli del Faraone coi suoi carri e i suoi cavalieri erano entrati nel mare, e l'Eterno aveva fatto ritornare su di loro le acque del mare, ma i figli d'Israele avevano camminato in mezzo al mare, all'asciutto. 20 Allora Miriam, la profetessa, sorella di Aaronne, prese in mano il tamburello, e tutte le donne uscirono dietro a lei coi tamburelli e con danze. 21 E Miriam cantava loro: «Cantate all'Eterno, perché si è grandemente esaltato; ha precipitato in mare cavallo e cavaliere».


Pillole Di Ebraico

la parola Shalom significa pace e questo è noto a molti. Quel che non è ben noto è che Shalom non significa propriamente pace bensì interezza. La radice shlm ci riconduce quindi all'idea di pace come qualcosa che va costruito ed all'occorrenza riparato.


Comunità Ebraica di Roma 

 

L'ospitalità è un concetto molto sentito nell'ebraismo. R. Yochanan disse: L'ospitalità è una mitzwà importante quanto quella di studiare Torà. Rav Dimi di Nehardea disse: E' anche più importante. Rav disse: E' più importante di presentarsi di fronte alla Shekhina (Presenza Divina), come si deduce dal racconto del Patriarca Abramo che interruppe la preghiera con D-o per accogliere tre viandanti in casa sua (Talmud, Shabbat 127a).



sabato 13 marzo 2021

Lo Shabbat il Santo e soprabenedetto Sabato di D-o



Lekhah Dodi (ebraico: לכה דודי; traslitterato: Lekhah Dodì o Lekhah Dodi, Lekha Dodi, Lecha Dodi L'chah Dodi, o Lechah Dodi) è un canto liturgico ebraico cantato in Sinagoga il venerdì sera per l'entrata dello Shabbat, per l'Accoglienza del "Sabato": neQabbelah.

Testo in inglese, ebraico e ebraico traslitterato in


domenica 21 febbraio 2021

Papa Francesco alla poetessa Bruck: "Chiedo perdono per la Shoah"





L'autrice ungherese, quasi novantenne, vive da lungo tempo a Roma e oggi ha ricevuto la visita del Pontefice che ha deciso di incontrarla dopo aver letto l'intervista rilasciata all'Osservatore Romano in occasione della Giornata della Memoria 


https://www.agi.it/cronaca/news/2021-02-20/papa-francesco-visita-poetessa-bruck-perdono-shoah-11488231/


l'intervista alla poetessa  con l'Osservatore Romano  è riscontrabile al link


https://www.osservatoreromano.va/it/news/2021-01/quo-020/la-memoria-e-vita-br-la-scrittura-e-respiro.html

con il titolo

La memoria è vita
la scrittura è respiro

Edith Bruck nasce nel 1931 in un piccolo villaggio ungherese, ultima di sei figli di una povera famiglia ebrea. Nell’aprile del 1944 insieme ai genitori e a due fratelli viene deportata nel ghetto del capoluogo e poi nei lager di Auschwitz, Dachau, Bergen-Belsen. Sopravvissuta insieme alla sorella Judit, approda dopo diversi anni in Italia e si stabilisce a Roma. Qui inizia a scrivere in italiano, una «lingua non sua» che finirà per diventare la sua, per raccontare l’esperienza terribile della deportazione. Ha svolto attività in diversi settori, giornalismo, teatro, cinema, traduzioni ma costante è stato l’impegno nella scrittura e nella testimonianza. Tra le sue opere ricordiamo: Chi ti ama così (1959), Andremo in città (1962), Lettera alla madre (1988), Quanta stella c’è nel cielo (2009, trasposto nel film di Faenza Anita B.), La donna dal cappotto verde (2012), La rondine sul termosifone (2017), Ti lascio dormire (2019) e il recentissimo Il pane perduto (La nave di Teseo, 2021).

giovedì 28 gennaio 2021

Formulario di Orazioni secondo il rito italiano'




Qualcuno  stava bussando alla porta. Erano le tre del mattino. 

‘ Signora Rabello, apra. Sono la vicina di casa’

Alba sentì un rumore che attraversava il suo sonno. Un sonno che negli ultimi mesi era inquieto, pieno di incubi e risvegli affannati. 
Il rumore alla porta non smetteva. Emilio, il marito, si alzò per andare a vedere chi fosse. 
Era la loro vicina di casa, con la quale sua moglie spesso si fermava a chiacchierare. 

‘Signor Rabello, grazie al cielo mi ha aperto. Ho aspettato che fosse notte fonda in modo che nessuno dei condomini mi vedesse. Dovete sbrigarvi. Ho sentito dire dalla custode che qualcuno vi ha denunciato. Verranno stamattina a prendervi’ 

Uomo di poche parole, dedicò alla donna il massimo che potesse darle in quel momento. ‘La ringrazio signora Petrelli, che D-o la benedica’ 
Emilio si avvicinò a sua moglie. 
‘Alba, dobbiamo sbrigarci. Stanno venendo’
Non ci fu bisogno di specificare chi stesse arrivando e perché. Era solo questione di tempo, lo sapevano tutti e due. E da quando avevano perso la possibilità di imbarcarsi sull’ultima nave in partenza dall’Europa per gli Stati Uniti, li attanagliava l’ansia di non potercela fare a mettere in atto il piano di riserva.

Alba si alzò velocemente, prese la valigia che stava già pronta sotto al suo letto da settimane e ci infilò la propria camicia da notte. 
I bambini li lasciò dormire fino all’ultimo. Ogni minuto lontani dalla realtà era un tesoro prezioso. 
‘Alba, mi raccomando. Nessuna cosa che faccia capire chi siamo. Dobbiamo sembrare dei semplici italiani in viaggio verso la campagna’ 

Alba lo ascoltò in silenzio, il cuore in tumulto. 
Fuori faceva freddo. Wally piangeva che voleva il suo latte. 
‘Non ora ti prego’ disse Alba alla sua bimba di tre mesi. 

Si incamminarono. Dovevano arrivare alla stazione centrale di Milano e da lì proseguire per  Lanzo d’Intelvi. E poi attraversare le montagne per raggiungere il confine con Svizzera. 
Con l’aiuto di D-o, sussurrò Alba guardando il cielo azzurro. 

‘Alt! Fermatevi!’ 
Il cuore sobbalzò loro in petto. 
Non piangere, non adesso. Sii forte. Fallo per i tuoi figli. 
La famiglia si fermò in mezzo a via Sardegna. Le occhiate furtive dei passanti accompagnavano le parole del funzionario. 
‘Dove state andando?’ 
‘In montagna da amici. Ci hanno invitato a passare qualche giorno con loro’ rispose Emilio ripetendo la frase che si era preparato infinite volte di fronte allo specchio del bagno. 

‘Aprite le valigie!’ intimò. 
Le tremarono le gambe. Si aggrappò alla fede, quel raggio di luce e speranza grazie  al quale il suo popolo era sopravvissuto agli innumerevoli tentativi di farlo sparire.

‘Certo’ disse Alba sfoderando il sorriso amaro di una ragazza sposata da poco a cui era stato rubato il diritto di vivere una vita normale. 
Vestiti di bambini, copertine, due gonne di ricambio, due giacche per Emilio. 
‘E questo? Cosa è questo?’ domandò con un tono impetuoso il carabiniere.
 La scritta 'Formulario di Orazioni secondo il rito italiano' troneggiava sulla prima pagina, inconsapevole del pericolo che le sue poche parole rappresentavano. 

Alba cercò di ignorare lo sguardo spaventato e accusatorio di suo marito. Le era stato impossibile lasciarsi dietro tutta l’identità che le apparteneva. Era fiera di essere ebrea, era orgogliosa di appartenere a quella nazione. Non voleva avere paura di essere chi era. 
‘E’ il libro sul quale do’ lezioni di greco’  rispose Alba con tutta la sicurezza che può sfoderare una persona che sta sfidando il proprio destino.

Ci fu un attimo di silenzio. L’intervallo che avrebbe separato la vita dalla morte. 
Il carabiniere chiuse il libro. Alba non alzò gli occhi verso il marito. Quel libro rappresentava la sua fede, la capacità di credere e continuare a pregare che nessuno le avrebbe mai potuto togliere, rappresentava la catena che la legava ai suoi avi, ai suoi genitori, un legame imprescindibile con la propria essenza. 

Un angelo mosse le labbra del carabiniere. E invece di pronunciare la loro sentenza di morte, disse: ‘andate’, facendo cenno con la mano, come se quel piccolo movimento nell’aria potesse trasportare all’istante quella famiglia in un posto sicuro. 
In un attimo creò uno spiraglio di vita e futuro. 
Il libro di preghiera arrivò a Lanzo d’Intelvi insieme con Alba, Emilio e i loro due figli. Passò sotto al filo spinato e riuscì a non farsi sentire dai cani lupo che sorvegliavano il confine. Venne aperto e richiuso per due anni nel campo di internamento in Svizzera. 
D-o fai che riveda i miei genitori e la mia famiglia, diceva Alba ogni volta prima di nasconderlo tra le sue due gonne. 
Il libro tornò a Milano nel 1945. E con esso la famiglia Rabello.
Parte dei loro parenti era stata caricata su convogli e trasformata in cenere ad Auschwitz e Birkenau. 
Il libro di preghiera accompagnò Alba fino all’ultimo respiro. 
Posato sul comò accanto al letto, aperto e richiuso per tre volte al giorno, simbolo della resilienza di un popolo che non ha mail voluto smettere di credere, di trasmettere, di raccontare e soprattutto di pregare. 
Alba, mia nonna, mi diceva sempre: Gheula, impara questa frase a memoria. Bechol derachecha daehu, ritrova D-o in ogni tua strada. Anche nei momenti più bui, quando hanno cercato di toglierci tutto ciò che possedevamo e distruggere tutto ciò che eravamo, siamo rimasti attaccati alla fede. Perché c’è qualcosa di peggio della morte fisica. La morte spirituale. 

Gheula Canarutto Nemni

mercoledì 27 gennaio 2021

…E TUTTAVIA SE LE PORTE DELLE PREGHIERE FURONO CHIUSE, LE PORTE DELLE LACRIME NON VENNERO CHIUSE *

* Elazar Ben Pedat sulla preghiera di Israele in Berachot.


Kalonimus Shapiro (1889-1943), rabbino di una comunita chassidica a 15 km. da Varsavia, fu rinchiuso nel ghetto di Varsavia e costretto ai lavori forzati. Alcuni discepoli lo seguirono ed egli continuò ad insegnare loro. Scrisse dei testi per infondere consolazione e coraggio alla piccola comunità stremata dalle sofferenze, dalle privazioni e dal terrore. I suoi sermoni furono interrati e ritrovati da un operaio nel dopoguerra e portati in Israele; rappresentano una vera testimonianza e un atto di resistenza spirituale e morale contro l’oppressione nazista. In essi alla consolazione si aggiunge il grido di giustizia.

https://www.facebook.com/attesamessianica/posts/1617098398488662?notif_id=1611789581748852&notif_t=page_followed_contents_awareness&ref=notif


Egli scriveva: bambini innocenti, anime pure e grandi santi vengono massacrati per l’unica ragione che sono Israele. Le morti crudeli che hanno inventato contro di noi alla fine del 5702 (estate 1942), in base alla mia conoscenza della letteratura talmudica…non sono mai esistite. Come è possibile che, di fronte a tali grida, i muri di separazione tra i figli di Israele e il Padre loro non crollino?


Egli si chiese se davvero il patto del Sinai poteva essere scosso da un’ aqedah – una legatura, una richiesta divina troppo grande, insopportabile, non sostenibile… Egli meditò allora che Esh qodesh - il fuoco sacro che stava avvolgendo Israele non era solo quello vitale del Sinai, ma anche quello mortale che colpì i due figli di Aronne.


Di lui fu scritto: “Il pensiero di Shapiro assume una dimensione straziante e fa salire alle labbra interrogativi abissali…Egli pensa il terrificante presente alla luce delle tragedie anteriori, come la distruzione del Tempio, le crociate o l’espulsione degli ebrei dalla Spagna…E tuttavia egli sa di assistere a qualcosa di completamente nuovo. Il suo fu uno sforzo smisurato per tentare di interpretare tutto ciò senza rinunciare alla certezza dell’alleanza con Dio”.


Nell’inverno del 5702 ( 1942) sulla parashat mishpatim (Esodo 21-24) Rav Kalonimus Shapiro commentò: “ I nostri santi libri dicono che quando un uomo è nell’afflizione Dio lo è ancor di più, se così si può dire… Ma la grande sofferenza del Signore non penetra nel mondo. Se il mondo udisse la voce del Signore che piange esploderebbe. Se una scintilla della sua sofferenza penetrasse in questo mondo consumerebbe l’esistenza dei malvagi…Come può essere che Iddio benedetto sopporti l’offesa fatta alla Torah e le sofferenze di Israele, tormentato e torturato unicamente perché osserva la Torah?”


Rav Kalonimus Kalman Shapiro il 3 novembre 1943 morì nel campo di trawniki. E come è detto: malgrado tutto la collettività di Israele sussisterà.


( Liberamente tratto da “Le terze tavole - la Shoah alla luce del Sinai” di Massimo Giuliani )