mercoledì 9 settembre 2020

Addio allo scrittore e studioso Amos Luzzatto

Addio allo scrittore e studioso Amos Luzzatto

Medico, biblista, presidente delle comunità ebraiche italiane, Luzzatto è stato una figura centrale dell'ebraismo italiano del dopoguerra. Si è spento a Venezia a 92 anni


https://www.repubblica.it/robinson/2020/09/09/news/addio_allo_scrittore_e_studioso_amos_luzzatto-266725929/?ref=RHPPTP-BH-I266666697-C12-P9-S3.4-T1


Uomo profondamente buono e interessato all'essere umano definì la svolta razzista del fascismo non tanto l'introduzione delle leggi razziali, ma, ben prima, la campagna antietiope che portò l'Italia ad attaccare un'altra nazione cristiana con una propaganda che definifa gli africani "esseri inferiori". 


"Proprio questo", spiegò, "è quello che mi fa temere un ritorno a tempi che inevitabilmente portano a una guerra e distruzione di vaste proporzioni: quando la propaganda attacca gli esseri umani in quanto tali e fa bassa politica di partito arrivando a dividere gli uomini per colore della pelle solo per assicurare una poltrona a candidati che altrimenti non saprebbero come sbarcare il lunario".

https://mattinopadova.gelocal.it/regione/2020/09/09/news/morto-a-venezia-amos-luzzatto-ex-presidente-delle-comunita-ebraiche-italiane-1.39286163


In Conta e racconta: memorie di un ebreo di sinistra, pubblicato nel 2008 da Mursia in occasione dei suoi 80 anni, Amos Luzzatto faceva il bilancio della sua vita piena di sfide nel segno delle radici e dei molti straordinari antenati di cui conservava la memoria. Dal nonno materno, il rabbino e intellettuale Dante Lattes, al poeta, esegeta ed ebraista Samuel David Luzzatto, suo trisavolo, conosciuto anche come Shadal. Tra i suoi cugini il grande intellettuale triestino Giorgio Voghera. “Il mio nome esatto è Amos Michelangelo Luzzatto, figlio di Leone Michele e di Emilia Lina Lattes - scriveva nell'autobiografia - La mia famiglia è molto composita. I Luzzatto sono originariamente ebrei veneti, giunti, pare, dalla Lusazia, rintracciabili alla fine del XV secolo fra Venezia, il Friuli e il Veneto orientale. La lapide della tomba sul punto più elevato del cimitero ebraico di Conegliano Veneto appartiene a un Luzzatto e ne presenta lo stemma: un gallo che tiene tre spighe in una zampa, sormontato da una mezzaluna e da tre stelle a cinque punte”.


https://www.ilmattino.it/cultura/libri/amos_luzzatto_morto_oggi_ebrei-5452496.html

mercoledì 2 settembre 2020

Dalla "Haggadah di Pesach secondo l’uso della comunità ebraica di Roma

[Io credo con fede incrollabile nella venuta del Messia ed anche se
dovesse tardare io continuerò ad aspettarlo ogni giorno a venire]

file:///Users/A2-14/Downloads/Haggadah_di_Pesach_Traslitterata.pdf

Realizzata da Joram Marino sulla base del testo e delle note di Rav
Alfredo S. Toaff e della registrazione audio coordinata da Rav Elio Toaff.
Documento rilasciato sotto licenza CC BY-NC-ND - Per favore trattare questo testo con il dovuto rispetto.


Pesach sheaiù avotenu ochlim bizman shebet amikdash kaiam al shum ma? Al shum shepasach aKadosh baruch U al battè avotenu beMitzraim, shenneemar: vaamartem zevach Pesach u l’A. asher pasach al battè benè Israel beMitzraim benogpò et Mitzraim veet battenu itzil vaikod aam vaishtachavù.

[L’agnello che i nostri padri mangiavano al tempo del Santuario, perché  lo mangiavano? perchè il Santo, Benedetto Egli sia, passò oltre le case dei nostri padri in Egitto come è detto (Es XII,27): “Voi direte: -è questo il sacrificio pasquale (Pesach) in onore del S. che passò oltre (pasach) le case  dei figli di Israele allorquando colpì a morte gli egiziani e salvò le nostre  dimore- e il popolo si inchinò e si prostrò”.]

Si prende in mano l’azzima dicendo: Matzà zo sheanu ochlim al shum ma? Al shum shelò ispik betzekam shel avotenu leachmitz ad sheniglà aleem melech malchè ammelachim aKadosh baruch U ughalam miiad, shenneemar: vaiofù et abbatzek asher otziu miMitzraim, uggot matzot ki lò chametz, ki goreshù miMitzraim velò iachelù leitmamea vegam tzedà lò asù laem.

[Quest'azzima che noi mangiamo, perché la mangiamo? Perché la pasta dei nostri padri non ebbe tempo di lievitare poiché il Re dei re, il Santo, benedetto Egli sia, si manifestò loro e li liberò subito, come è detto (Es XII,39): "Fecero cuocere la pasta che avevano portato via dall'Egitto facendone focacce azzime, non essendo lievitata in quanto erano stati cacciati in fretta dall'Egitto e non avevano potuto attendere che lievitasse né d’altra parte
possedevano altra scorta di provviste".]


Si prende in mano l’erba amara dicendo: Maror zo sheanu ochlim al shum ma? al shum she marerù ammitzrim at chaiè avotenu beMitzraim, shenneemar: vaimarerù et chaieem baavodà kashà, bechomer uvilvenim uvkol avodà bassadè, et kol avodatam asher avdù baem befarech.

[Quest'erba amara che noi mangiamo, perché la mangiamo? Perché gli egiziani amareggiarono la vita dei nostri padri in Egitto come è detto (Es I,14): "Amareggiarono la loro vita con duri lavori di creta e mattoni e tutti i lavori di campagna ed ogni altro genere di lavoro con durezza".]



giovedì 27 agosto 2020

Ascolta, Israele, il Signore è il nostro D-o, il Signore è Uno.



Iscrizione dello Shemà Israel sulla Menorah del Knesset a Gerusalemme








«Ascolta Israele il Signore è nostro Dio. Il Signore è uno. Benedetto il Suo nome glorioso per sempre. E amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutte le tue forze. E metterai queste parole che Io (cioè Dio) ti comando oggi, nel tuo cuore, e le insegnerai ai tuoi figli, pronunciandole quando riposi in casa, quando cammini per la strada, quando ti addormenti e quando ti alzi. E le legherai al tuo braccio, e le userai come separatore tra i tuoi occhi, e le scriverai sugli stipiti della tua casa e sulle tue porte (delle città). E sarà, se ascolterete i Miei comandamenti, che oggi vi do, di amare il vostro Dio e di onorarlo con tutto i vostro cuore, con tutta la vostra anima e con tutte le vostre forze, (allora) vi darò rugiada per le vostre terre, pioggia primaverile ed estiva, così raccoglierete le vostre granaglie, il vostro vino ed il vostro olio, e darò erba per il tuo bestiame, e mangerete e sarete soddisfatti. Ma guardatevi dall'aprire i vostri cuori a rivolgervi al culto di altri dei, e di adorarli, perché (allora) l’ira di Dio sarà contro di voi, e chiuderà il cielo, e non ci sarà rugiada, e la terra non darà il suo prodotto, e passerete (sarete estinti) rapidamente dalla buona terra che Dio vi ha dato. E (quindi) mettete queste parole nel vostro cuore e nella vostra anima, e siano come parole sulle vostre mani e tra i vostri occhi, e insegnatele ai vostri figli, e pronunciatele quando riposate nelle vostre case, quando camminate per strada, quando vi addormentate e quando vi alzate, e scrivetele sugli stipiti delle vostre case e sulle vostre porte. Così saranno moltiplicati i vostri giorni e di giorni dei vostri figli nella terra che Dio promise ai vostri padri di dare loro, per tanto quanto durano i giorni del cielo sulla terra. E Dio disse a Mosè: dì ai figli di Israele di fare d’ora in poi delle frange agli angoli dei loro vestiti, e vi sia un filo azzurro in ognuna di queste frange. Questi saranno i vostri zizzit, e guardandoli ricorderete i precetti divini, e li osserverete, e non seguirete i (vezzi del) vostro cuore e (le immagini dei) vostri occhi, che vi fanno deviare seguendoli. Così ricorderete e osserverete tutti i precetti, e sarete santi per il vostro Dio. Io sono il Signore Dio vostro, che vi ha fatto uscire dalla terra di Egitto per essere il vostro Dio, Io sono il Signore, vostro Dio.»

venerdì 14 agosto 2020

Comandamenti del poeta a Dio [che solo un figlio legittimo, un ebreo, può concepire: noi figli adottivi no - ndr-Leonardo Lenzi]


Comandamenti del poeta a Dio
[che solo un figlio legittimo, un ebreo, può concepire: noi figli adottivi no - ndr-Leonardo  Lenzi]



Tu non Ti rifiuterai di rispondere a chi grida a Te con tutto il cuore.

Tu non disprezzerai il misero e l'afflitto quando implorano la tua misericordia.

Tu non rimprovererai il povero e l'oppresso quando compaiono davanti a Te.

Tu non lascerai che la tua creatura se ne torni a mani vuote dalla Tua porta.

Tu non la affliggerai né la umilierai per il suo peccato e la sua colpa.

Tu non la redarguirai nella Tua ira quando essa abbandona i suoi sentieri.

Tu non le opporrai i suoi peccati trascorsi, sepolti nel suo petto.

Tu non tratterrai il pegno di chi si è macchiato di crimini.

Tu non allontanerai colui che si smarrisce, ma lo condurrai a Te quando ritorna.

Tu non lo punirai nella Tua collera, ma guarirai il suo dolore.

Tu non distruggerai il malvagio e il ribelle quando invertono il loro cammino.

Tu non opprimerai né ti vendicherai di chi compie il male e l'inganno.

Tu non estenderai la tua ira sul tuo popolo sofferente per tutte le generazioni.

Tu non lo abbandonerai e non lo lascerai solo, perché grande è il suo dolore.
Tu non lo consegnerai per sempre nelle mani dei suoi nemici.

Tu non abbandonerai la Tua

domenica 26 luglio 2020

Bernard-Henri Lévy -il“ lungo grido di odio che, da secoli, perseguita il Popolo della Parola“

Su  e  con  Bernard-Henri Lévy  si  può  dissentire  anche  ferocemente .Ieri  25  luglio si  è  presentato  in  Libia per testimoniare l'eccidio avvenuto a Tarhuna, città a oltre 90 chilometri a sud-est di Tripoli, controllata dalle milizie libiche. 



"Oggi, 25 luglio" si legge su un tweet del giornalista, "Campo di sterminio a Tarhuna. Questa città ha subito il martirio #Khadafi. 47 cadaveri, compresi i bambini, le mani serrate dietro, sono stati recentemente ritrovati in una fossa: hanno subito il martirio da parte delle milizie di #Haftar. Il mio dolore. La mia rabbia Solidarietà con #Tarhuna




i miliziani fedeli al governo di Fayez al-Sarraj (supportato dalle Nazioni Unite) mentre gli bloccano la strada e sparando colpi nella direzione del suo convoglio   per costringerlo a tornare indietro. "Cane ebreo", hanno gridato, tra i vari insulti antisemiti



BHL  è  ebreo,appartiene  alla  santa  gens  d'Israele Probabilmente  gli  appartiene  laicalmente. Ma  vi  appartiene  ''toto  corde'' Il  suo  libro  ''IL TESTAMENTO DI DIO''ha partecipato  sin  dal  1979 -avevo 28  anni-al  mio  cammino.L'ho  recentemente  riletto  e  mi  accompagna  in  questa  fase  ultima  della  mia  vita come  antidoto  ad  ogni  veleno  idolatrico  di  chi  annuncia  se  stesso e  non  l'Altro  da  sè


«Il monoteismo», conclude Lévy, «è il pensiero di resistenza della nostra epoca perché propone una definizione del male, una dottrina della giustizia, un'etica e una metafisica del tempo

sabato 11 luglio 2020

INTERVISTA A ENNIO MORRICONE (23 Marzo 2014)

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Mi pare fosse il 1940 o '41. C'era la guerra. Roma invasa dai tedeschi. Avvertivo un senso di disperazione e di frenesia. Era la fame a scatenare i sentimenti più tristi. Con le tessere in dotazione non riuscivamo a soddisfare l'acquisto del pane e della pasta. Ma la cosa peggiore fu un'altra".


"In quel periodo non sapevamo niente degli ebrei che venivano fermati, arrestati, deportati. E questo accadeva anche a pochi passi da casa. Ancora oggi avverto un lancinante dolore per quelle storie ignorate, per quei drammi invisibili dei quali siamo stati ampiamente inconsapevoli".


Sapere è importante?
"Lo è per decidere. Se dici: ignoravo ciò che è accaduto, poi ti devi chiedere: vale come giustificazione?"

"Oggi penso che anche il non sapere sia una forma di responsabilità".


https://www.repubblica.it/cultura/2014/03/23/news/morricone_la_musica_mi_ha_salvato_da_fame_e_guerra_ma_l_arte_puro_talento_la_sofferenza_non_c_entra-81694317/?ref=search

giovedì 2 luglio 2020

Certe cose non si dimenticano maiYair Agmon



Tefillin, The Tallit, Judaism, Kip


“I miei poveri e tristi tefillìn erano pieni di una muffa malefica, bianca e puzzolente.”






https://www.kolot.it/2020/05/17/certe-cose-non-si-dimenticano-mai/#more-10370

Venti anni e due mesi fa, arrivato a 13 anni, ricevetti da mia madre il mio primo paio di tefillìn. Nella casa dove sono cresciuto non c’era un padre, e allora un caro amico di mia madre, si chiamava Yehoshafàt, mi insegnò come si mettono i tefillìn e come si benedice su di essi. Mi ricordo di questo giorno, la sua casa era bella, silenziosa, gerosolimitana e piena di libri, e quando entrai mi tremavano le gambe dall’emozione. Che follia i tefillìn, quanto è privo di senso legarsi delle strisce di pelle animale sulla testa e sul braccio e ciò nonostante questa follia commuove, qualcosa di questa fisicità viene sentita come giusta. È difficile spiegarlo, esprimerlo, non ci provo nemmeno.




Dopo il bar mitzvà iniziai a mettere i tefillìn ogni mattina. Nelle tefillòt di Shachrìt della scuola religiosa dove studiavo, andavamo uno dall’altro e ci aiutavamo a sistemare i tefillìn esattamente in linea in mezzo agli occhi. È qualcosa che si fa a questa età, mi sembra. Ricordo come una mattina, un ragazzo ripugnante della mia classe mi venne incontro, guardò i miei tefillìn e iniziò a ridere. Hai i tefillìn fatti con pelle di bestiame minuto, che sfigato, disse proprio così. Ma che cos’è la pelle di bestiame minuto, domandai, e il ragazzo rise e disse, sono i tefillìn peggiori e quelli che costano meno di tutti. Non dimenticherò mai per tutta la vita questo momento, le orecchie mi diventarono rosse per la vergogna. Nella casa dove sono cresciuto non giravano molti soldi. Mia madre lavorava in posti diversi per arrivare alla fine del mese. Tutti i miei amici avevano dei tefillìn di lusso fatti con pelle di bestiame grosso e solo i miei costavano poco ed erano da sfigati. Oggi mi fa sorridere ma allora mi vergognavo, mi vergognavo un sacco. Ci sono vergogne che quando ti ritornano in mente, senti subito qualcosa di aspro in gola.




Durante i miei primi giorni all’esercito ancora mettevo i tefillìn ogni tanto, ma alla fine dell’addestramento, quanto smisi di portare la kippà, smisi di pregare e smisi anche di metterli. Ancora per alcuni mesi me li portavo dietro nella borsa militare, così solo per abitudine, ma presto anche questo finì e i tefillìn rimasero a casa, tristi, silenziosi e orfani.




Nel 2015 morì mio padre. Fu amara la vita allora, non ho nemmeno la forza di ricordare quanto, ma nella settimana di lutto ripresi a mettere i tefillìn. È quello che di solito si fa durante la settimana, si prega, si mangia, si fuma, si rimane da soli e si piange. Finita la settimana, decisi di pregare tre volte al giorno per poter dire il Kaddìsh per mio padre. Allora abitavano a Kèrem Hatemanìm a Tel Aviv, vicini vicini al mare e non lontano da casa c’era un tempio piccolo e simpatico, ma quando arrivai là a pregare con i tefillìn e tutto, non riuscii a dire il Kaddìsh per la vergogna e la nostalgia. In un momento di disperazione e di tristezza rinunciai a tutto, ai tefillìn, al Kaddìsh e al mio cuore stanco già di tutto.




E così, da quel giorno fino all’inizio del Covid-19 non ho più messo mano ai miei tefillìn. Ma qualche settimana fa, quando è iniziato il lockdown, stavo mettendo a posto a casa e improvvisamente li ho rivisti, buttati in fondo all’armadio nel loro triste sacchetto di stoffa. Senza pensarci troppo li ho presi in mano e ho aperto il sacchetto. Ahimè, povero me, che cosa ho trovato quando l’ho aperto. I miei poveri e tristi tefillìn erano pieni di una muffa malefica, bianca e puzzolente. Mi sono immediatamente fatto piccolo, mi faceva veramente male tutto il corpo, mi faceva male il cuore, mi faceva male la mano, mi faceva male la fronte, terribile. Muffa sui tefillìn, così nel bel mezzo di una pandemia, in un mare nero di incertezza, a che serve tutto questo, mi sono chiesto, a che cosa serve. Lo stomaco mi si è attorcigliato dalla tristezza e dall’odore. Avevo le lacrime agli occhi.




Dopo qualche freddo minuto di tristezza ho aperto le cinghie e ho fatto caso che i contenitori erano rimasti intatti e neri. Senza pensarci troppo ho tolto le cinghie marcite e le ho seppellite. Quando finirà il Covid-19 e la sfiga si darà una calmata, mi sono detto, comprerò delle cinghie nuove, chissà, magari tornerò addirittura a mettere i tefillìn ogni tanto, che potrà mai succedere.




Negli ultimi due mesi lavoro alle riprese di un progetto documentario complesso e pazzo nell’ospedale Ichilov, che racconterà un giorno, spero, l’epidemia Covid-19 da un punto di vista interessante e pieno d’emozione. Il caso ha voluto che una settimana fa stavo riprendendo due pazienti in ventilazione che erano usciti dai reparti isolati all’aria aperta per incontrare i familiari. Uno dei pazienti si chiamava Shimon, un charedì di Benè Beràk, che ha chiesto al personale dell’ospedale di essere aiutato a mettere i tefillìn, ma non c’era nessuno che sapesse veramente come si faceva. E così mi sono trovato, io che sono un datlàsh (sigla di “ex-osservante” NdT) confuso, a mettere i tefillìn a un paziente in ventilazione dagli occhi vispi.




Shimon mi ha chiesto di dire al posto suo le benedizioni a voce alta ed è quello che ho fatto. Quanto tempo era che non dicevo le benedizioni dei tefillìn a voce alta. Ho prima accostato i tefillìn sul braccio, in direzione del cuore e poi ho avvolto le cinghie intorno al suo braccio, sopra i tubicini e gli aghi. Poi ho detto una seconda benedizione e gli ho messo i tefillìn sulla testa, esattamente in mezzo, tra gli occhi, e infine ho incrociato delicatamente le cinghie sulla mano, senza far confusione. Certe cose non si dimenticano mai.




Mi sono veramente commosso, non proverò nemmeno qui a scrivere quanto. Mi è difficile pensare a una cosa più importante e più emozionante mai fatta in tutta la vita. Il rabbino Shimon che piangeva lacrimando e diceva lo Shemà Israèl, io che lo guardavo e scoppiavo a piangere. Piangevo per questa epidemia opprimente che strangola ogni cosa, piangevo per il dolce Shimon  che stava guarendo, piangevo per i miei tefillìn che costano poco, stanchi e soli, che si erano ammuffiti, erano passati così tanti anni, avevo ricevuto così tanti avvertimenti, mi erano stati inviati così tanti segnali, è arrivato il momento dei tefillìn, è arrivato il momento dei tefillìn, e ancora non ero stato capace di metterli ed ecco, di botto, nel mezzo di una brutta epidemia, li sto mettendo di nuovo, sto dicendo di nuovo le benedizioni, e la vita è così folle, concentrata, piena, bella. Incredibile.




Traduzione D. Piazza




Makòr Rishòn 15.5.2020 – Titolo originale: “Devarìm shelò shokhachìm”




Yair Agmon (9.7.1987) è scrittore, cineasta e pubblicista.